Il mio Blog

Articoli, appunti, considerazioni e approfondimenti

Quante volte capita di sentire un odore e ritrovarsi immersi con la mente in un momento particolare della propria vita radicato nel fondo della nostra memoria? Come una scintilla, un certo profumo casualmente risentito a distanza di anni può immediatamente ridestare in noi un’ondata di ricordi sopiti, lasciando riaffiorare esperienze della nostra esistenza passata, ricordi che diventano talmente realistici che chiudendo gli occhi sembra di riuscire a percepire la situazione nella quale sono stati vissuti.

Profumi, odori e ricordi dell'infanzia

“Nulla sveglia un ricordo quanto un odore” scriveva Victor Hugo. E' vero, l’odore ci permette di viaggiare nel tempo ed è il più grande alleato dei ricordi; un aroma o un profumo già sentiti hanno l’impareggiabile potere di materializzare anche i nostri ricordi più intimi, di renderci presenti eventi lontani, riportandoci improvvisamente a una scena dell’infanzia, a un paesaggio o a un episodio della nostra vita passata e innescando, secondo i casi, la nostra nostalgia, la nostra malinconia, la nostra gioia o la nostra tristezza.

Camminando per le vie di un piccolo borgo può succedere di percepire un profumo di soffritto, di dolce appena sfornato, di arrosto e immediatamente quell’odore ci suscita un ricordo, un ricordo di casa, di famiglia, di una festa insieme.I ricordi olfattivi risalenti alla prima infanzia e addirittura alla vita prenatale riaffiorano più facilmente di altri ricordi e sono i più capaci di suscitare le emozioni più intense.

Ancorché fuggevole e ineffabile, l’odore in un istante ci guida al cuore delle cose e del nostro vissuto. Questo fenomeno è noto come ‘sindrome di Proust’, o “effetto madeleine” perché, in una famosa pagina de “Alla ricerca del tempo perduto”, lo scrittore evoca un episodio della sua infanzia legato al sapore e all’odore di un pezzetto di madeleine, quei teneri biscottini francesi dal sapore inconfondibile.

eau de cologne 04"... in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito resi indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa ... All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di maddalena che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio." (Marcel Proust)

Un ricordo olfattivo non è mai puramente una questione di naso, perché un odore viene memorizzato unitamente al contesto sensoriale ed emozionale in cui è stato esperito; evocarlo significa pertanto associarlo a una sensazione e rivivere la situazione in cui quel determinato aroma ci ha impressionato. Solitamente si tratta di ricordi a connotazione positiva, legati ad atmosfere piacevoli, a momenti felici dell’infanzia, delle vacanze, delle scampagnate, delle gite al mare o in montagna, gli odori delle marmellate, delle torte, delle lasagne preparate il sabato con l’aroma del ragù che riempiva la casa, odori che rimandano alle feste, ai Natali, alle Pasque, ai compleanni e ai matrimoni. E si dà anche il caso curioso di ricordi gradevoli associati a odori di solito giudicati sgradevoli: l’odore del cloro può per esempio richiamare i giochi piacevoli in una piscina.

La spiegazione di questa proprietà dell’olfatto ci viene dalla biologia: il cervello ‘profumato’ che elabora le informazioni provenienti dal naso coincide, da una parte, con il sistema limbico o cervello viscerale, comprendente l’ippocampo e l’amigdala (le aree profonde e antiche del nostro organo del pensiero che gestiscono paura, gioia, dolore e tutti gli altri stati d’animo) e dall’altra parte, coincide con alcune aree della memoria nobile ed evoluta, la corteccia sensoriale secondaria.

Nella vita quotidiana, accade raramente che un odore sia memorizzato con un preciso atto di volontà: in genere, gli odori si apprendono accidentalmente e involontariamente. La memoria può attivarsi anche negli stati d’incoscienza profonda: è, infatti, accaduto che un paziente, appena risvegliatosi dal coma, abbia riconosciuto l’odore della saponetta con cui era lavato durante la suo lungo sonno.

La potenza dei ricordi olfattivi ha trovato perciò un’applicazione concreta nella cosiddetta olfattoterapia: questo trattamento dolce intende aiutare pazienti che abbiano subito traumi cranici o che siano emersi da uno stato comatoso a ritrovare la memoria, la parola e lo slancio vitale, annusando odori evocativi o diffondendo aromi collegabili a un preciso momento della vita passata.

L'influenza dei ricordi ha un ruolo importante anche nella scelta e nell'acquisto di una eau de toilette, di un cosmetico, di una candela aromatica o di un profumo per la casa: involontariamente le nostre esperienze passate, anche a distanza di molti anni, guideranno le nostre preferenze e ci faranno giudicare la piacevolezza di un aroma. Molto probabilmente ci piaceranno di più le profumazioni che sono collegate a ricordi piacevoli e positivi.

Riferimenti

  1. Candau J., (2000). Mémoire et experiences olfactives: anthropologie d’un savoir-faire sensorial , PUF, Paris.
  2. Cavalieri, R., (2009). Il naso intelligente. Che cosa ci dicono gli odori, Laterza, Roma.
  3. Dojordjevic, J. et al., (2005). Funcional neuroimaging of odor imagery, Neuro Image, 24, 791-801.
  4. Engen T., (1987). Remembering odors and their names, American Scientist, 75: 497-503.
  5. Gottfried J.A. et al., (2004). Remembrance of odors past. Neuron, 42, 4: 687-695.
  6. Harper R. et al., (1968). Odour description and odour classification, J.& A. Churchill, LTD, London.
  7. Holley A., (2002). Cognitive aspects of olfaction in perfumery, in Rouby et al. (éds.), 2002, pp. 16- 26.
  8. Lehrner J. et al. (1999). Different forms of human odor memory Neuroscience Letters, 272: 17-20.
  9. Proust M., (1913) Alla ricerca del tempo perduto, vol. I, Dalla parte di Swann, trad. it. BUR, Milano, 1985.
  10. Richardson J., Zucco G., (1989). Cognition and Olfaction: a review, Psychological Bulletin, 105: 352-360.
  11. Roncato S., Zucco G., (1993). Memoria olfattiva, in I labirinti della memoria, il Mulino, Bologna, pp. 119-136.
  12. Rouby C. et al., eds., (2002). Olfaction, taste and cognition, Cambridge University Press, Cambridge.
  13. Schaal B. et al., (2002). Olfactory cognition at the start of life., in Rouby et al. (eds.), 2002, pp. 421-440.
  14. Schab F.R, Crowder R.G., eds., (1995), Memory for odors, L. Erlbaum, Hillsdale, N.J.
  15. Schab F.R., (1991), Odor memory: taking stock, Psychological Bulletin, 2: 242-251.
  16. Vroon P. et al., (1994), Il seduttore segreto. Psicologia dell’olfatto, trad. it. Editori Riuniti, Roma, 2003.
  17. Zucco G., (1988). Il sistema olfattivo: aspetti fisiologici, neuropsicologici e cognitivi, Cleup, Padova.
Questo sito utilizza cookie tecnici solo per offrire una miglior esperienza di navigazione. Utilizzando il sito accetti i termini e le condizioni previste per l'utilizzo dei cookie.
Iscriviti al nostro sito
Riceverai la nostra newsletter e sarai informato su tutte le novità, sugli aggiornamenti dei nostri mercatini, sulla pubblicazione di nuovi articoli del blog, su tutte le nostre iniziative, corsi e seminari.